
Art’orto e la vita ti sorride – Ort’arte puliti dentro e belli fuori (e fa fare anche plin plin) – Art’orto e fai torto all’arte e all’orto e ce l’hai profumato e bla bla bla. Siamo arrivati alla stazione di Monza percorrendo col solito trenino il tragitto che va da villa Raverio a porta Garibaldi. Fuori dal finestrino si leggono gli slogan che tappezzano di manifesti i muri “intreniti” della stazione e allora t’accorgi che appena pensi ad un qualcosa come arte e orto o giù di li, la mente invece di passare dalla giusta via d’indagine, si tuffa a capofitto a creare appunto lo slogan, la frase più bella e quasi sempre banale che dia il sapore di SPOT pubblicitario.
Siamo già arrivati a Greco Pirelli alle porte di Milano; qui tutto gira di corsa attorno al caotico inseguimento di qualcosa e, il nostro pensare all’arte e all’orto, ritorna ad essere la zona franca, il privè, dove il mistico attimo di quiete e azione ridonano alle mani l’essenza, il primato e la primordiale ragione d’esistere: il fare. In quel posto il cervello pensa ed il corpo esegue: la vanga rivolta il terreno e la zappa zappa, la terra si fa donna pronta ad essere amata e tu maschio metti tutto te stesso per possederla e farla tua in un rapporto che ti vede sudato e stanco e fiero di far ancora più parte integrante della natura, quella vera, dove ogni azione si fa ingranaggio essenziale alla sua protezione per la continuità verso l’infinito. L’Art’orto è lo spazio dove il libero pensiero fa da padrone, la zona dove avviene l’amplesso della creazione, li è l’arte intesa appunto come momento eterno intimo e privato del concedersi e concedere, scavare lasciandosi toccare e solcare dall’inevitabile senso della fatica che fa callose le mani e carminio il viso sotto lo sforzo
Siamo già arrivati a Greco Pirelli alle porte di Milano; qui tutto gira di corsa attorno al caotico inseguimento di qualcosa e, il nostro pensare all’arte e all’orto, ritorna ad essere la zona franca, il privè, dove il mistico attimo di quiete e azione ridonano alle mani l’essenza, il primato e la primordiale ragione d’esistere: il fare. In quel posto il cervello pensa ed il corpo esegue: la vanga rivolta il terreno e la zappa zappa, la terra si fa donna pronta ad essere amata e tu maschio metti tutto te stesso per possederla e farla tua in un rapporto che ti vede sudato e stanco e fiero di far ancora più parte integrante della natura, quella vera, dove ogni azione si fa ingranaggio essenziale alla sua protezione per la continuità verso l’infinito. L’Art’orto è lo spazio dove il libero pensiero fa da padrone, la zona dove avviene l’amplesso della creazione, li è l’arte intesa appunto come momento eterno intimo e privato del concedersi e concedere, scavare lasciandosi toccare e solcare dall’inevitabile senso della fatica che fa callose le mani e carminio il viso sotto lo sforzo


